Oggi Giuseppe Voza compie 80 anni, un traguardo importante e l’assessore alla cultura del Comune di Siracusa gli ha dedicato una nota: “Sono sempre stato colpito dalla sua sapiente capacità di raccontare nel modo più lineare e semplice la storia della nostra Città, raggiungendo le “corde” più profonde di chi ascolta e contribuendo così alla riconquista del senso più profondo delle nostre eredità culturali.
A mio parere nessuno racconta “l’antico”meglio di Beppe Voza e questo innegabile dono affianca i suoi enormi meriti di Archeologo illuminato e difensore coraggioso del nostro Patrimonio.
In giorni nei quali la divulgazione culturale torna a interessare anche il grande pubblico televisivo, è un autentico dono poterlo ascoltare e potersi confrontare con la sua visione e con il suo pensiero.
In questo Beppe Voza rappresenta un archeologo atipico: la capacità infatti di raccontare in maniera semplice vicende antiche e complesse, senza rifugiarsi nell’autocompiacimento di un linguaggio per addetti ai lavori, è un dono ma anche
una scelta precisa volta ad andare oltre certi limiti autoreferenziali di una parte del mondo della ricerca archeologica.
Siracusa è il luogo dell’Anima dove ci siamo incontrati, conosciuti e diventati amici. Siracusa: Capitale storica, spirituale, culturale e religiosa della Grecia d’Occidente. Una Città fondata su una identità dinamica e moderna, essenza e Patria del “pensare greco” splendidamente evocato da Beppe in ogni sua conversazione pubblica o privata.
Ortigia rappresenta lo scenario consueto e amato della nostra oramai antica amicizia. Ortigia, Isola inseparabile dalla fluidità del mare che la circonda.
Mare dove tutto scorre e la “direzione di marcia” va tracciata ogni volta di nuovo.
E la rotta è sempre tutta da inventare.
È il rapporto tra Luce e Mare a stimolare il pensiero e produrre nuove conoscenze, illuminazioni, limiti ricercati nelle profondità o rotte inventate poco importa: limiti, comunque, da superare.
Limiti, soprattutto interiori, da oltrepassare per essere all’altezza di una stratificazione storica e culturale straordinaria.
E di una Città unica che attraverso il mio rapporto con Beppe Voza ho sempre più compreso e amato.
Solo a lui è concesso di raccontare Ortigia paragonandola a Manhattan o la Civilizzazione greca d’Occidente come evoluzione rispetto alla madre patria Greca.
Beppe ama spesso soffermarsi, attraverso riflessioni profonde e ogni volta originali, su quella idea di stratificazione storica e culturale che caratterizza la “cifra”più importante della nostra amata Siracusa dalla sua Fondazione ai nostri giorni.
In ogni sua conversazione, con le parole e le immagini, evoca magicamente una “traccia di senso” profonda che tocca ed emoziona le giovani generazioni, affascina e appassiona tutti.
Questa “familiarità” non mi ha mai fatto dimenticare l’importanza di Beppe nel campo della ricerca archeologica mondiale.
Suoi sono testi fondamentali.
Sue, intuizioni superbe.
E poi la fermezza nella tutela e una innegabile capacità di aprirsi alla modernità senza contaminazioni e senza sopratutto alcun condizionamento possibile da parte di ogni forma di potere: queste le sue doti più nobili ed evidenti.
E io che ho avuto la fortuna e il privilegio di averlo al fianco nella esaltante esperienza di Governo dei beni culturali siciliani ho potuto, prima timidamente e poi in maniera sempre più profonda, stringere con lui una amicizia che rappresenta per me un onore e un vanto.
Insieme abbiamo reso possibile, grazie a una utilizzazione sapiente dei Fondi Comunitari, un piccolo Rinascimento a Siracusa e in Ortigia, a Noto e Palazzolo, a Pantalica e in tanti altri luoghi tutelati e valorizzati con passione e rigore.
Tantissimi restauri e interventi importanti e decisivi per i riconoscimenti Unesco conseguiti prima nel 2002 e poi nel 2005.
Ricordo Beppe e la sua ferma, e per alcuni incomprensibile, opposizione all’ingresso di Siracusa nel sito seriale candidato alla iscrizione nel registro della W.H.L. UNESCO dei Comuni del Val di Noto nel 2002.
“Fabio, Siracusa è anche altro. È sopratutto altro”.
Lo ascoltai e ne colsi il ragionamento strategico, nonostante autorevoli esponenti Unesco ci manifestassero la loro perplessità per il rischio che correvamo scegliendo di lasciare fuori Siracusa dal sito “Val di Noto”
Ma dopo questo riconoscimento, ne seguì, miracolosamente per la Sicilia poiché a distanza di meno di due anni, un altro: “Siracusa e la Necropoli di Pantalica”, un Sito di assoluta rilevanza mondiale inserito nella w.h.l. nel 2005.
Potrei soffermarmi su mille aneddoti legati a una oramai lunghissima frequentazione ma credo sia superfluo, sia perché i suoi meriti scientifici sono oggettivi sia perché l’aspetto umano mi sembra oggi il più importante.
Con Beppe Voza ho discusso animatamente, a volte ho litigato, ma sempre e solo per motivi di interesse generale.
Sempre chiara in entrambi la Stella polare di aver fatto e “voler fare bene cose di interesse comune”.
Una ultima considerazione.
Nella mia azione di legislatore devo a lui, oltrechè a Pino Grado e Marco Salerno, la intuizione della legge sul Sistema dei Parchi Archeologici.
Beppe indicò e “disegno'”i 16 i Parchi storici e ne delineò anche le perimetrazioni quasi 20 anni fa e con un lavoro di pochi mesi, reso possibile dall’avere dedicato all’archeologia e alla ricerca buona parte della sua esistenza.
E oggi che il Grande Parco Archeologico di Siracusa muove i primi passi, ho l’Onore di dividere con lui il merito di questa impresa di enorme rilievo, costruita contro poteri forti e piccoli interessi meschini”.
