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Siracusa, immigrati: solo il 35% ottiene asilo. Così l’accoglienza diventa una lotteria

Siracusa, immigrati: solo il 35% ottiene asilo. Così l'accoglienza diventa una lotteria

Un caso fortuito, un terno al lotto. Così gli immigrati, senza un criterio preciso, riescono ad ottenere richiesta di asilo in Italia. E’ una vera e propria denuncia quella del rapporto “La lotteria Italia dell’accoglienza” a firma dell’associazione Oxfam, che oltre a delineare una mappa geografica dei posti più “accessibili” alle richieste di aiuto, punta il dito contro il Governo Italiano per una politica vecchia e disomogenea.
Siracusa è una città difficile in questo: chi presenta domanda di asilo in Italia e viene trasferito a Caltanissetta, ad esempio, ottiene nel 64% dei casi una decisione positiva, mentre chi finisce a Siracusa solo nel 35%.

Inefficienze e disparità, che si riflettono anche sui tempi necessari a ricevere una risposta sulla propria richiesta di asilo. Possono trascorrere, in media, quasi 8 mesi tra la formalizzazione della richiesta e la data di audizione presso la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Solo nel 12,7% dei casi il colloquio avviene entro 3 mesi. Il risultato è che il processo di integrazione si rallenta paurosamente, soprattutto se i richiedenti asilo vengono sostanzialmente “abbandonati” a sé stessi, come avviene in alcuni casi.

Ancora più vero e ancora più difficile nel territorio siciliano, e siracusano, dove ad arrivare per lo più sono minori tra i 14 e i 16 anni. Il fenomeno migratorio, nonostante la piccola pausa di questi ultimi mesi, esiste: è un dramma e una continua emergenza.

A marzo di quest’anno le persone arrivate via mare o via terra nel nostro paese, e successivamente inserite nel sistema di accoglienza, erano 174.356.
“Un numero – si legge nel rapporto Oxfam – che rappresenta il 3,5% della popolazione straniera in Italia e lo 0,29% dell’intera popolazione. Ma 136.477migranti, pari al 78% del totale, vivono nei 7.000 CAS (grandi alberghi, ex caserme, appartamenti, luoghi spesso isolati), sparsi in tutta Italia con livelli e qualità di accoglienza fortemente disomogenei; 13.302 nei CARA e 895 posti in centri hotspot. Solo 23.682 persone invece sono affidate agli Sprar, che fuori da logiche emergenziali, garantiscono – in coordinamento con gli enti locali – un processo di accompagnamento e integrazione con corsi di italiano, inserimento nelle scuole, formazione professionale e orientamento al lavoro”.