Il 2020 è stato un anno difficilissimo. Lo ha detto Giampaolo Miceli, nel consuntivo di fine anno della Cna. “L’impatto della crisi sanitaria sul mondo delle micro e piccole imprese è stato ed è ancora enorme e si aggiunge alla debolezza economica già esistente. In questo quadro estremamente complesso la Cna ritiene di aver avuto un ruolo cruciale per il supporto ad artigiani, commercianti e micro imprenditori. Il 2020 per noi è stato un anno in cui abbiamo fatto tutto il possibile per non lasciare indietro nessuno, Lo abbiamo fatto per i bonus messi in campo dal governo, per il rapporto con gli istituti di credito e con le istituzioni. Nonostante la pandemia abbiamo continuato a lavorare per il rilancio vero, per la ripresa di alcuni settori strategici come le costruzioni. L’idea dei bonus per la riqualificazione degli edifici nasce già nel 1997 da CNA e oggi il percorso del Super Bonus 110% ci vede impegnati nell’apertura dei primi cantieri. L’8 gennaio infatti partiranno i primi lavori a Siracusa. Per questo vogliamo concentrarci al massimo sul 2021, che deve essere anche l’anno del riscatto per tutti gli altri settori. Vogliamo però continuare a lavorare su alcuni provvedimenti che possono rappresentare una autentica spinta all’economia locale, dalla concretizzazione delle ZES alla ulteriore leva di vantaggio fiscale rappresentata dalle Zone Franche Montane, dalla condivisione di un modello di sviluppo turistico alle infrastrutture. Ecco alcune delle priorità della nostra organizzazione per il 2021: l’efficientamento energetico e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare, attraverso l’utilizzo dell’ecobonus che con il 110% che va confermato per i prossimi anni ed esteso ai capannoni industriali; amplieamento delle agevolazioni in termini di credito d’imposta all’interno delle aree ZES anche alle opere murarie; apertura di una nuova stagione delle c.d. Aree Interne favorendo la partecipazione degli iblei per agevolare percorsi di rilancio di territori. In questo senso va definito immediatamente il percorso istitutivo delle Zone Franche Montane; rivedere la liberalizzazione del subappalto; un piano strategico di rilancio dell’artigianato, in particolare di quello artistico e tradizionale che è fucina di giovani e di creatività; la creazione di canali alternativi come i fondi rotativi assegnati in gestione ai Confidi, per facilitare le piccole imprese nell’accesso al credito. Dopo il fallimento di varie azioni di sostegno economico, adesso l’auspicio è che si proceda velocemente nella attivazione delle tante misure previste con la previsione anche di altri strumenti. E la velocità è una variabile essenziale in questo momento, la stessa che i medesimi Confidi devono avere nella loro evoluzione e concentrazione. Secondo noi è essenziale una revisione assoluta delle modalità di utilizzo delle risorse comunitarie per scongiurare una gestione lunghissima delle istruttorie con progetti che vedono esito anche dopo due anni dalla presentazione delle istanze; una forte attenzione alla attivazione delle ZES e al loro sviluppo; un rinnovato impegno nell’utilizzo del fondo da 37 milioni di euro in favore delle imprese e degli artigiani che da 8 anni non vengono utilizzati”.
