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Siracusa, morte Licia Gioia: la ricostruzione dei periti del Gup demolisce la tesi dell’accusa

Siracusa, morte Licia Gioia: la ricostruzione dei periti del Gup demolisce la tesi dell'accusa

Nuova udienza, questa mattina al tribunale di Siracusa, del processo sulla morte del sottufficiale dei Carabinieri Licia Gioia.
Per oltre un’ora il Gup, Salvatore Palmeri, ha sentito i suoi due consulenti, il perito di balistica Felice Nunziata e il medico legale Cataldo Raffino, sulla relazione depositata sabato 12 ottobre. La perizia era stata ordinata a giugno scorso per fare luce su quanto accadde la notte del 28 febbraio del 2017 nella villetta di contrada Isola dove Licia Gioia viveva insieme al marito, il poliziotto Francesco Ferrari. Quest’ultimo è accusato di omicidio volontario, ma sin dall’inizio ha dichiarato che sarebbe stata la moglie, in preda ad una crisi nervosa, a togliersi la vita e di essere intervenuto solo per cercare di disarmarla.
Come SiracusaPost aveva anticipato in occasione dell’udienza precedente le conclusioni della relazione avvalorerebbero la tesi sostenuta da Francesco Ferrari e dal suo avvocato, Stefano Rametta.

Questa mattina i due periti, su richiesta del Pm, hanno utilizzato un proiettore per illustrare i contenuti della loro relazione, nel quale vengono demolite le conclusioni a cui era giunto il consulente del Pm, sostenendo che il colpo mortale sia stato esploso a contatto e non a distanza di 25/40 centimetri, e respingendo la tesi del colpo di rimbalzo.

Riguardo poi la credibilità del racconto dell’accaduto fornito dal poliziotto i due consulenti scrivono: “Un’attenta analisi degli elementi di giudizio ci consente di dimostrare che la dinamica del suicidio di Licia Gioia è quella dichiarata da Ferrari”.

Infine il Gup ha accolto la richiesta del Pm e delle parti civili di sentire in aula i rispettivi consulenti, fissando la prossima udienza per il 26 novembre.