Fa discutere la nomina del nuovo consiglio di amministrazione della Sac, la società che gestisce l’aeroporto di Catania.
Duro l’intervento di Salvo Baio, componente della Direzione provinciale del Partito Democratico: “Siracusa clamorosamente esclusa dalla governance dell’aeroporto di Catania- scrive in una nota – benché detenga una fetta significativa, circa il 12 per cento, del pacchetto azionario. Il primo ceffone in faccia agli interessi di Siracusa glielo ha dato il commissario del Libero consorzio, l’ex Provincia regionale, Carmela Floreno – accusa Baio – che invece di indicare come consigliere di amministrazione un rappresentante siracusano ha indicato l’avvocato Fulvio Castello, catanese, che comunque non è stato eletto”.
Responsabile di quanto accaduto è secondo Baio la politica siracusana: “Se ci fosse una classe politica degna di questo nome – afferma – dovrebbe per prima cosa chiedere le dimissioni della Floreno per non aver tutelato il territorio che, da commissario, governa e dovrebbe rappresentare. L’altro ceffone ce lo ha dato Catania in combutta con Ragusa e con l’Irsap, cioé il governo regionale. Infatti – aggiunge – i cinque componenti del consiglio di amministrazione della Sac sono tre catanesi, un ragusano e uno di Caltanissetta, indicato dall’Irsap. Sono ceffoni sonori e umilianti e la politica siracusana – affonda il colpo Baio – porge ancora una volta l’altra guancia, dimostrando tutta la propria incapacità a far valere gli interessi del nostro territorio”.
Lungo l’elenco delle privazioni subite dal territorio secondo Baio: “Prima ci hanno tolto la filiale della Banca d’ Italia, poi la Camera di Commercio, hanno depredato la stazione ferroviaria e ora ci hanno estromesso dal CdA della Sac, non abbiamo toccato palla sulla riorganizzazione ospedaliera e sulla nomina dei vertici delle Aziende sanitarie, rischiamo che la localizzazione del nuovo ospedale venga decisa a Palermo o a Catania e che venga calpestata l’autonomia del Consiglio comunale. Ma che cosa deve succedere di altro per dire: ora basta!”
