E’ un messaggio di speranza ma anche di impegno attivo e concreto quello che Paolo Borrometi ha voluto dare ieri ai giovani studenti dell’istituto comprensivo Vittorini di Siracusa, parlando di lotta alla mafia. E lo ha fatto nel giorno della vigilia del 26mo anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Borrometi ha raccontato ai ragazzi delle minacce subite dai mafiosi del Ragusano e del Siracusano, delle aggressioni verbali e fisiche, che lo hanno portato a vivere sotto scorta da 4 anni.
Aggressioni e minacce che sono arrivate dopo le sue inchieste giornalistiche, pubblicate sul sito La Spia.it del quale è direttore.
Il giornalista ha parlato anche di quanti, magistrati, giornalisti, forze dell’ordine hanno pagato con la vita il loro impegno contro la mafia: le sue parole, però, pur nella loro drammaticità, non sono mai state negative:
“La mafia si può battere – ha ribadito più volte – tutti insieme, facendo il proprio dovere ogni giorno, partendo dalle piccole cose, voi a scuola, gli adulti sul lavoro e nella quotidianità”.
Dopo aver ascoltato i suoi racconti, c’è stato anche spazio per le domande a cui Borrometi si è sottoposto con piacere e le foto di rito a suggellare una giornata di riflessione su temi importanti a partire da quello, primario, della scelta di campo per la legalità.
