Periferia, spazzatura, verde pubblico abbandonato, sporcizia, cattivi odori: atmosfera di un quartiere che vive all’ombra della città. Da una parte la disperazione di chi la mattina (dalle 7) è sul posto di lavoro senza percepire lo stipendio, dall’altra il sacrificio di vivere in un appartamento-cantiere.
E’ questo il quadro che si è delineato questa mattina nelle case popolari in Via Cassia, dove la disperazione è esplosa in protesta. A incrociare le braccia 7 lavoratori edili, dipendenti della ditta Ennese Saddemi costruzioni. La manutenzione straordinaria (committente Iacp) dura da quasi sette mesi, di cui i dipendenti ne hanno visti pagati solo quattro.
A questo si aggiunge il disagio degli inquilini, imprigionati dentro un appartamento-cantiere con tutto quello che ne deriva (ad esempio diventa impossibile stendere i panni). Peraltro in molti casi gli edifici sono ancora privi di infissi.
I sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno più volte sollecitato l’azienda, ma al silenzio dell’interlocutore adesso si dichiarano pronti a sostituirsi in solido alla ditta per il pagamento delle mensilità in arretrato.
“La procedura è lunga, ma riesce a dare delle garanzie – dice Salvo Carnevale, segretario provinciale Fillea Cgil – Ed è il nostro unico mezzo per chiedere di pagare gli stipendi”.
Da un incontro tra sindacati e ditta edile, tenuto nei giorni scorsi, è venuta fuori una sola proposta: saldare entro il 30 gennaio. Proposta definita da Carnevale “irricevibile”, perchè il 30 gennaio coincide con la data del completamento dei lavori.
Unica nota positiva la solidarietà nata tra lavoratori e inquilini, i quali questa mattina sono scesi in strada accanto agli edili. Ma non finisce qua. I residenti hanno anche intenzione di presentare esposto in Procura, preoccupati per le sorti dei lavori.
Insomma, il nervosismo è alto e la pazienza è finita. La periferia adesso vuole alzare la voce. Domani, e probabilmente anche nei giorni a seguire, la manifestazione continuerà.
