E’ una vera e propria rivoluzione quella che sta subendo l’Ospedale Umberto I di Siracusa per mano del Covid team, il supporto di esperti inviato dalla Regione siciliana a seguito di una richiesta esplicita del sindaco Francesco Italia.
A ribadirlo è stato il Professor Cristoforo Pomara, componente del Covid Team e Risk manager nel Comitato tecnico scientifico della Regione, questa mattina, durante un incontro virtuale con la stampa locale.
Primo intervento effettuato nel nosocomio aretuseo è stato quello di separare geograficamente la struttura per garantire l’assenza di contatti tra pazienti Covid e no, e l’attivazione di un percorso di vestizione e svestizione, per il personale sanitario, sicuro e lontano dai casi sospetti. Insomma, l’Ospedale Umberto I dove vi era promiscuità tra ambienti e pazienti è sicuramente un ricordo lontano.
Anzi, adesso il nosocomio è dotato di telecamere h24 che monitorano i passaggi nell’area Covid dove, peraltro, sono state chiuse le visite e dove chi entra e chi esce è sorvegliato costantemente.
Su questo Pomara ha tanto battuto anche per cercare di ricucire la famosa frattura che si è creata tra cittadini e la struttura. Di recente, infatti, abbiamo assistito a casi di pazienti con l’infarto in corso che hanno preferito evitare, fino a quando è stato possibile, di ricorrere alle cure in ospedale.
Anche il trattamento dei pazienti in Pronto soccorso è stato ben che cambiato, tanto che adesso chiunque arriva in Ospedale viene trattato come potenziale Covid: gli vengono dati i dispositivi di protezione e viene tenuto in osservazione.
Tanto si è battuto anche sui discorsi dei tamponi, proprio adesso che tanti cittadini lamentano la mancanza del tampone di fine quarantena.
“Chiedo scusa a coloro che stanno prolungando la loro quarantena – ha detto Pomara – ma, in un momento di ristrettezze di reagenti necessari per processare i tamponi, abbiamo preferito effettuare i test sui soggetti a rischio”.
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di Oriana Gionfriddo
