l'inchiesta

Siracusa terza in Sicilia per atti intimidatori a Pa

Siracusa terza in Sicilia per atti intimidatori a Pa: le infiltrazioni nella Cosa pubblica

Si classifica terza la ridente provincia di Siracusa per numero di atti intimidatori ai danni della Pubblica Amministrazione, rispetto al resto della Sicilia. A testimoniarlo è il sesto rapporto di Avviso pubblico (associazione che raggruppa Enti locali e Regioni).

Nessuna provincia dell’Isola è risultata immune alle intimidazioni. Agrigento registra 16 atti intimidatori lungo un arco di tempo di cinque mesi (gennaio-maggio 2017). In seconda postazione troviamo Palermo e Caltanissetta a quota 13, terza Siracusa come già detto con un numero pari a 12. A scendere Catania e Ragusa ferme a 9, Trapani con 7, Enna a 4 e Messina a chiudere la classifica con 3 casi.

L’atto intimidatorio, secondo il rapporto, ha come obiettivo ultimo, al di là dell’arricchimento economico e materiale, il controllo politico-amministrativo del territorio attraverso la figura del amministratore di turno, spesso tenuto in pugno con la forza.
E infatti nel documento si legge: “La presenza mafiosa tende ad affossare o limitare la crescita economica in Sicilia. Il tasso di disoccupazione della regione è al 21,4%, quello giovanile sfiora il 56%. L’indice di povertà relativa è al 25,3% e la percentuale di individui appartenenti al quinto di reddito più povero è pari al 42,8% (dati Svimez 2016). Tutti elementi che contribuiscono a creare un clima in cui aumentano le probabilità per gli amministratori locali di essere minacciati e intimiditi”.

Secondo quanto rivelato dal rapporto redatto da “Avviso Pubblico”, il mezzo più utilizzato per intimidire si conferma l’incendio (33% dei casi) che può essere di auto, case, uffici, strutture o mezzi. Seguono lettere e messaggi minatori (13%), danneggiamenti di strutture o mezzi (11,5%), aggressioni fisiche (10%), minacce verbali o telefonate minatorie (7%), l’utilizzo di ordigni come bombe carta o molotov (6%), l’invio di lettere con proiettili (4%), le scritte sui muri, gli spari contro strutture, case o mezzi privati, l’invio di parti di animali morti.

Allargando il quadro a livello macro c’è poco da restare allegri. La Sicilia continua a essere sotto i ricatti della mafia, e risulta seconda in tutta Italia. Prima la Calabria.

La situazione in Italia rimane grave: nel 2016 sono stati censiti 454 atti intimidatori, di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali, uno ogni 19 ore, numeri che rispetto al 2011, anno del primo rapporto, sono più che raddoppiati. Anche in questo caso, il 76% degli episodi registrati si è concentrato al Sud e nelle Isole.

Gli amministratori locali rappresentano il 61% dei soggetti presi maggiormente di mira con minacce dirette. Tra questi vi sono i Sindaci (55%), i consiglieri comunali (23%), gli assessori (12,5%) e i Vicesindaci (5,5%). Nel 4% dei casi sono stati colpiti presidenti del consiglio e di commissioni e consiglieri municipali. Rispetto al 2015 sono aumentate dal 13 al 18% le minacce e le aggressioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione e dei candidati alle Amministrative, dal 5% all’8.5%.

L’avvento dei social ha leggermente cambiato alcune dinamiche perchè adesso spesso le intimidazioni passano per il web. Nella maggior parte dei casi si tratta di insulti o minacce su Facebook, in altre circostanze si diffondono le fake news.

Strumenti nuovi, ma dinamiche vecchie.