Hanno nomi, volti, storie e vite alle spalle che oggi sono congelate in un nave, la Rubattino. Ormeggiata nella rada di Palermo, accoglie 183 persone migranti, di cui 149 provenienti dalla Alan Kurdi e 34 da Aita Mari.
A bordo ci sono anche 44 minori non accompagnati e due donne. Non ci sono nuclei familiari. La maggior parte di loro proviene dal Bangladesh, poi ce ne sono dal Ghana, Sudan, Somalia, Senegal, Marocco.
A spiegare la situazione a bordo della nave, inviata in tempi di Covid 19 per permettere di fare la quarantena a coloro che affrontano il mare, è una cittadina siracusana, anche lei sulla Rubattino, insieme alla Croce Rossa e all’equipaggio della Tirrenia.
Lei fa parte dello staff, ha occhi vispi, una voce piena di energia e tanto senso di umanità quando ci racconta dell’aria che si respira a bordo.
Potrebbe sembrare un piccolo lazzaretto, ma lei, insieme al resto di uomini e donne che stanno prestando soccorso ai migranti, hanno trasformato questo momento, sicuramente drammatico, in un luogo protetto ricco di relazioni che vanno al di là delle leggi del mare, al di là delle difficoltà, e ancora più lontano dove ci sono i sentimenti umani, quelli veri, quelli che conoscono solo il distanziamento corporeo, necessario in tempi di Coronavirus, ma mai sociale, lì dove la società mostra il volto migliore.
L’impegno è totale. Il team sanitario a bordo effettua quotidianamente la rilevazione della temperatura corporea e della saturazione di ossigeno e visite mediche approfondite periodiche (finora circa 200). Sono monitorate costantemente tutte le eventuali patologie dovute al lungo viaggio attraverso il deserto, la Libia e il mare, ma la condizione generale dei ragazzi è buona.
Ad oggi sono stati organizzati circa 30 colloqui finalizzati all’ascolto delle storie, delle fragilità e delle problematiche dei ragazzi (minori, donne e il resto del gruppo).
Ogni giorno vengono organizzati degli incontri di gruppo per fornire informazioni utili una volta individuato il paese di approdo, (diritto alla protezione internazionale, tutele per i minori e tutela dell’unità familiare).
Facilitazione dei contatti con le famiglie con l’ausilio degli operatori e degli strumenti del Restoring Family Links della CRI (quasi 1000 chiamate alle famiglie)
Fondamentale la presenza dei mediatori culturali, indispensabile ponte di comunicazione sia per la comprensione di ogni singolo vissuto sia per il corretto trasferimento delle regole di convivenza a bordo.
Presenti anche due psicologhe del Corpo delle Infermiere Volontarie per il supporto psicosociale dei ragazzi a bordo.
di Oriana Gionfriddo
