E’ stata diffusa ieri pomeriggio la notizia dell’avvistamento di un pesce scorpione all’interno della riserva di Vendicari. A curare gli studi l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), e in particolare il ricercatore Ernesto Azzurro.
“In realtà il pesce scorpione nelle acque siracusane ci è stato segnalato lo scorso settembre – dichiara Azzurro a Siracusa Post – ma prima di diffondere la notizia abbiamo studiato il caso. Il pesce scorpione è pericoloso per l’uomo. E’ abbastanza sicuro dei propri mezzi di difesa e per questo di solito non si muove. In realtà basta non toccarlo per non correre rischi. L’ideale sarebbe riuscire a pescarlo e segnalarlo a noi”.
“L’allarme della diffusione di questo pesce – continua – l’avevamo lanciato già da un po’ di tempo, e in effetti stiamo rischiando l’invasione. Fermo restando che nelle acque di Siracusa si tratta di un solo caso. Ma i pesci scorpioni sono già in Tunisia, in Libia. Insomma, nel Mediterraneo il rischio è alto”.
Il lionfish (pesce scorpione) è un formidabile predatore, capace di influire negativamente sulla biodiversità marina costiera. La specie è particolarmente pericolosa per la salute umana poiché ha spine velenose, molto lunghe e sottili, in corrispondenza delle pinne dorsale, anale e pelviche. Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce, per cui la pericolosità della specie resta elevata anche su esemplari morti da diverse ore, quindi riscontrabili anche sul mercato. La puntura del pesce scorpione crea un dolore forte e persistente, spesso associato a sintomi sistemici come nausea, vomito, febbre, convulsioni, difficoltà respiratoria e diarrea. Nei casi più gravi, la parte colpita può andare incontro a necrosi locale e a una perdita della sensibilità che può durare anche per molti giorni. La prima cosa da fare dopo una puntura è rimuovere eventuali spine, disinfettare e immergere quanto prima la parte colpita in acqua molto calda. Il calore rompe la struttura proteica della tossina riducendo il dolore. La specie è commestibile e può essere cucinata in vari modi (stando molto attenti a non pungersi durante le operazioni di pulizia).
Per segnalazioni esiste un gruppo facebook direttamente curato dall’Ispra chiamato “oddfish”
